lunedì 8 agosto 2022
Capitolo I - Cose che non capisco
Ci sono cose che non capisco, a cui nessuno dà la minima importanza, e quando faccio una domanda mi rispondono con frasi di circostanza.
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sabato 6 giugno 2020
Capitolo 102 - Vedi cara
Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
Che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora
Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché
Questo tempo dura ancora.
- Francesco Guccini
Torno ad utilizzare questo spazio dopo l'ennesima minaccia di denuncia a mio indirizzo. Inutile dire che non è un modo per nascondermi, ma solo per non attivare il filtro cattiveria che ho su https://vixlarox.wordpress.com/ e che mi evita che le suddette minacce trovino fondamento. Questo blog è "nascosto in bella vista", è di facilissima consultazione e non ci stanno cazzi. Se vuoi, ci arrivi, in sunto.
La questione è una sola: ho chiuso con l'unica che abbia mai definito la mia Migliore Amica e in parte mi sento colpevole di questa fine. Poi mi fermo un momento a pensare alle motivazioni che mi ci hanno portato e mi passa. Voglio credere di essere cambiata, ma più di tutto è cambiata lei. È andata a vivere a casa di un tizio che scrive ad altre donne che vorrebbe insaponare le loro schiene sotto la doccia, si fa le canne dentro casa e la tratta dandola per scontata. È pur vero che il rapporto che mi legava a lei era forse troppo eccessivo per essere un'amicizia tra donne, tenevo a lei in un modo che forse nessun uomo riuscirebbe a raggiungere, ma posso giurare che questo sentimento non fosse assolutamente bisognoso di cure. Mi bastava sapere che ci fosse, che stesse bene, per stare bene. Per questo ho accettato questo rapporto senza dirle che questo avanzo di fogna non meritava neanche di respirare la sua stessa aria. Per questo ho rispettato i suoi spazi quando in quegli spazi non c'era più traccia di me. "Non siamo fidanzate, è ovvio che debba nutrire la sua relazione" mi dicevo. Poi è arrivata la quarantena e le puttanate anarchiche a cazzo di cane. E da lì ho cominciato a pensare che il mio errore di valutazione mi aveva condotta a considerare un sasso di fiume come se fosse una pepita d'oro. Ne ho avuto la conferma quando davanti alla morte di un altro essere umano ha parlato di orgoglio ferito e di essere indispettita per aver avuto la notizia dalla persona sbagliata.
Prendere la decisione di troncare e finire a farlo in malo modo è stato uno sforzo importante, ma l'ho fatto con consapevolezza, più di ogni altra decisione presa finora. Ciò che è venuto fuori dopo non ha fatto altro che confermare la consistenza del suddetto sasso di fiume. Praticamente è venuto fuori che nel periodo in cui mi sono completamente affidata a lei per superare la rottura con Piero, lei sentiva frequentemente e a lungo (anche per ore) lo stesso Piero per il quale mi struggevo, semplicemente perché le faceva piacere ricevere le sue attenzioni. Si sentiva combattuta, non sapeva effettivamente da che parte stare (quando io ho sempre pensato che fossimo una squadra, una famiglia, un'unione inscindibile di anime) e decise di lasciar perdere lui solo quando scoprì di non essere l'unica destinataria di tali attenzioni. Non per me, quindi. Sono rimasta sconcertata dal venire a sapere questa cosa, in particolare per la considerazione che fino a febbraio di quest'anno avevo di lei.
Per concludere, ha contattato uno dei miei amici dicendo di POSSEDERE LA VERITÀ su di me, a scapito di tutte le menzogne delle quali mi circondo. Menzogne che, ad oggi, non ho idea di dove risiedano nello scibile umano. Questo vuol dire che si sente talmente bruciare in culo che cerca di rovinarmi. Dimostrazione, poi, più che lampante è il messaggio ricevuto dal suo telefono a nome del ratto da latrina che millantava l'ennesima denuncia alla polizia postale. Le opzioni quindi sono due: o la postale ha una mia fotografia e mi dà la caccia come Zenigata a Lupin III, oppure per recuperare le gonadi perdute dietro alle fighe di legno con le quali si intrattiene virtualmente ha avuto questo sprazzo di cavalleria nei confronti di quell'altra decerebrata.
Certo è che oggi si è fatta viva con l'amica in comune per saldarle il debito per Netflix, sulla base di un pagamento che sarebbe dovuto avvenire a gennaio. Penso che fosse un modo come un altro per riattaccare bottone, cosa che con me dubito avverrà. Se dovesse succedere, la prima cosa che le sbatterò in faccia sarà questa situazione dell'indecisione tra me e Piero e da lì sicuramente non tornerò indietro. È una ferita troppo grande e profonda per essere risolta pacificamente. E, come disse un popolare bestseller, "là sarà pianto e stridore di denti".
O, semplicemente, cazzi amari.
O, semplicemente, cazzi amari.
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lunedì 25 luglio 2016
Capitolo 101 - Il timido ubriaco
Sposa, domani ti regalerò una rosa.
Non ti inviterei al mio matrimonio. MANCO MORTA. Tu non meriti di vedermi felice né di partecipare alla festa, le bomboniere, la torta... no!
Che cazzo vuoi?
Questo è quello che in preda al secondo Sex on the beach ho appuntato su un quaderno al volo durante la serata post matrimonio di Cristina e Carlo. Sono stata in preda al delirio a causa della presenza di Mirko, il fidanzato storico di Cristina, invitato alla festa assieme alla compagna. Non è così che mi immagino il mio matrimonio. Non esiste. Mirko lavora con Carlo ora e la cosa è inconcepibile già così. Tu dici: "Cristina ha voltato pagina, ha una figlia, un lavoro, fa una vita nuova.". Si, ma Mirko è lì. Non se ne è mai andato. E forse per lei non conta, ma sa che c'è.
Con il mio matrimonio sarà diverso. Azzardatevi a presentarvi e quant'è vero che mi chiamo Valeria vi tiro una scarpa.
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sabato 9 luglio 2016
Capitolo 100 - Vaffanculo
E finalmente arriviamo a cento. Perché questa bella canzone di Marco Masini? Perché oggi ho subito una censura da qualcuno che censurerebbe anche sua madre se la pensasse diversamente da lui, perché mi sono spinta a scrivere: "Amiche (o presunte tali) che mi dicono di non fidarsi più di me a causa di pettegolezzi messi in giro dai preadolescenti, scazzo, rotture di palle e tanto caldo.". Chi mi legge con costanza (e soprattutto IO che mi leggo praticamente sempre) sa quanto mi sia costato non sputare in faccia al lettore il nome ed il cognome dell'interessata. Adesso inizia la parte divertente: il compagno scrive sotto il link al blog "quelli che parlano in faccia...". Io colgo la palla al balzo e dico: "Ho già parlato in faccia e metterlo su Fb piuttosto che tenerlo nascosto da qualche parte ne è la dimostrazione. O no, @tiziodelmistero?". Da qui siamo arrivati a millantare querele e controdenunce per farmi togliere quella parte. Ho replicato che non vedevo l'offesa, ho solo detto quello che è successo. Ad un certo punto mi è sembrato anche di sentire: "Se non lo fai non siamo più amici", ma non posso giurarlo. Come se, dopo avermi minacciata, potessi ancora pensare di essere tua amica. Il tutto concluso con un bel "Sei una brava ragazza, fai tante cose buone, ma te ne esci con certe cose veramente infantili". Disse quello che aveva staccato col mignolino per difendere l'onore scalfito nel profondo della propria donna. Tutto potrebbe essere concluso con un bel MA VAI A CACARE, come mio solito, se non fosse che queste persone fanno il mestiere più bello del mondo: insegnano musica, precisamente la donna lesa nell'orgoglio è la mia maestra di canto, Angela. Ora aspetto la querela.
Perché lo sto scrivendo? Perché se prima le cose si facevano alla luce del sole e ciononostante mi è stato riversato addosso tutto questo, ora mi limito al mio bello spazietto blogspottiano, ma almeno mi libero di tutto quello che devo dire, senza allusioni varie. La cosa peggiore è che lei è una povera vittima. Ieri mi ha chiesto perché avessi scritto quella frase e le ho spiegato che sentirmi dire che non ci si può più fidare di me non mi ha sicuramente fatto fare i salti di gioia. Lei ne ha preso atto e mi ha chiesto di non far finire su Fb certe cose perché la gente ci avrebbe cucito sopra. Le ho ribadito che nessuno sapeva della nostra discussione e attribuire quella frase a lei è stata una sua propria interpretazione. La discussione è finita lì, per me. Quando poi ho trovato il commento del compagno ho detto: "Questo è idiota, si è appena dato la zappa sui piedi. Avrebbe potuto fare l'indifferente e nessuno avrebbe mai pensato a chi potesse essere riferito.". Conclusione della cosa: dovevo sfogare. Ora so che questo intervento resterà qui, che non andrà su Facebook e non ci saranno altre discussioni solo perché sono convinti di aver avuto l'ultima parola. Ma sono INFANTILE, quindi GNE GNE GNE ve l'ho fatta sotto il naso. A parte queste stronzate, avevo bisogno di scrivere. Forse non lo capiscono, ma razionalizzare queste cose sul MIO blog mi fa prendere le distanze dalle cose che succedono. Fatto sta, che prima di cancellare il post e prima di cancellare la frase, l'intervento è stato letto da una ventina di persone, alcune provenienti dal social, altre di passaggio. Quindi, ormai, fatto trenta, facciamo trentuno!
È uscito il mio libro. Fino ad oggi ho venduto 30 copie. Non sono tante, ma non sono poche. Sono abbastanza soddisfatta, quindi VAFFANCULO, ce l'ho fatta. È proprio ricorrente questo titolo.
Insomma, senza dilungarmi ulteriormente, mi sto togliendo dei sassolini dalle scarpe. Quindi brindiamo a questo cento, alle copie vendute e a quelle da vendere, alle risate e alle cose dette in faccia, ma che si preferisce non sapere. Perché quando sono critiche positive, siamo una famiglia. Quando qualcosa non va, sono querele.
Perché lo sto scrivendo? Perché se prima le cose si facevano alla luce del sole e ciononostante mi è stato riversato addosso tutto questo, ora mi limito al mio bello spazietto blogspottiano, ma almeno mi libero di tutto quello che devo dire, senza allusioni varie. La cosa peggiore è che lei è una povera vittima. Ieri mi ha chiesto perché avessi scritto quella frase e le ho spiegato che sentirmi dire che non ci si può più fidare di me non mi ha sicuramente fatto fare i salti di gioia. Lei ne ha preso atto e mi ha chiesto di non far finire su Fb certe cose perché la gente ci avrebbe cucito sopra. Le ho ribadito che nessuno sapeva della nostra discussione e attribuire quella frase a lei è stata una sua propria interpretazione. La discussione è finita lì, per me. Quando poi ho trovato il commento del compagno ho detto: "Questo è idiota, si è appena dato la zappa sui piedi. Avrebbe potuto fare l'indifferente e nessuno avrebbe mai pensato a chi potesse essere riferito.". Conclusione della cosa: dovevo sfogare. Ora so che questo intervento resterà qui, che non andrà su Facebook e non ci saranno altre discussioni solo perché sono convinti di aver avuto l'ultima parola. Ma sono INFANTILE, quindi GNE GNE GNE ve l'ho fatta sotto il naso. A parte queste stronzate, avevo bisogno di scrivere. Forse non lo capiscono, ma razionalizzare queste cose sul MIO blog mi fa prendere le distanze dalle cose che succedono. Fatto sta, che prima di cancellare il post e prima di cancellare la frase, l'intervento è stato letto da una ventina di persone, alcune provenienti dal social, altre di passaggio. Quindi, ormai, fatto trenta, facciamo trentuno!
È uscito il mio libro. Fino ad oggi ho venduto 30 copie. Non sono tante, ma non sono poche. Sono abbastanza soddisfatta, quindi VAFFANCULO, ce l'ho fatta. È proprio ricorrente questo titolo.
Insomma, senza dilungarmi ulteriormente, mi sto togliendo dei sassolini dalle scarpe. Quindi brindiamo a questo cento, alle copie vendute e a quelle da vendere, alle risate e alle cose dette in faccia, ma che si preferisce non sapere. Perché quando sono critiche positive, siamo una famiglia. Quando qualcosa non va, sono querele.
venerdì 13 maggio 2016
Capitolo 99 - Russian Roulette
29 Maggio 2016.
Get ready.
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mercoledì 20 aprile 2016
Capitolo 98 - More than words
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martedì 29 marzo 2016
Capitolo 97 - Wake up!
Le ragazze sono cresciute. Alcune si sono sposate, altre sono in cerca dell'amore, altre ancora rincorrono i propri sogni, ma sono passati degli anni. Le loro vite sono cambiate, il passato è passato. I ragazzi invece sono rimasti fermi lì. Sono giunta alla conclusione che non siano in grado di guardare avanti senza voltarsi e lasciarsi alle spalle tutto. Non tutti i ragazzi, alcuni di loro ce l'hanno fatta. Hanno dimenticato e voltato pagina. Altri no. Senza la voglia, l'intenzione e neanche l'aspirazione che gli permetta di farlo. Perché ostentare le cicatrici fa figo. Tipo Rambo. Ma meno virile. Tipo: "Sai, la mia ex ragazza mi ha spezzato il cuore... sono ancora sotto shock. Nessuno mi ama e avrei bisogno di qualcuno che si prenda cura di me.". Mi fa schifo. Davvero. Ognuno ha i suoi metodi per rimorchiare, per carità, ma ricorrere alla compassione è davvero orribile. Falsa, tra l'altro. Perché non posso pensare che sia tutta così questa vita, piena di Sto Male, Mi Ha Lasciato e Voglio Morire. Ma poi pensate di non essere in grado di fare altrimenti? Conosco qualcuno che pur di non sforzarsi di inventarsi tecniche nuove va a ricontattare le ex storiche con la speranza di concludere qualcosa. E qualcuna ci sta pure.
Si, ok, l'ho fatto anche io, ma per comodità, non per necessità. Ho anche trovato persone in grado di rinunciare ad una sana scopata piuttosto che al proprio status di cane bastonato. E questa è follia. Perché se l'intento è il rimorchio, qualcosa non quadra. Ragazzi, non è che non rispetti il vostro dolore: ci sta soffrire se si tiene a qualcuno e si viene scaricati. È naturale. Non lo è dopo due, tre, sei anni. Questo vuol dire che avete bisogno di uno specialista o che state palesemente fingendo. Il rancore? Se sei felice (e tu lo sai...) non te ne può fregare di meno. Non lo dico per dire, cacchio. Parlo per esperienza diretta! Ognuno di noi ha sofferto: dal primo giocattolo rotto alla separazione più drastica da qualcuno di importante, è inutile negarlo. La felicità, tuttavia, sta nell'apprezzare (e desiderare) ciò che si ha. So di aver provveduto a creare dolore: Renato l'ho mollato per il suo compagno di banco, Enzo per Simone e successivamente per Federico, Gennaro perché era un troglodita, Chris per Beppe, Beppe per sfinimento. In tutti questi passaggi, ovviamente, anche io ho ricevuto i miei trattamenti e mi sono stata al mio posto. Non sono andata a ricontattare i diretti fautori delle mie disgrazie scaricandogli addosso letame. E sapete perché? Perché la mia felicità era già abbastanza. Ragazzi, forse sembrerà strano, ma vedere queste persone felici ora come ora è una bella cosa. Vuol dire che, nonostante con me non abbia funzionato (ed è palese) non si sono persi d'animo ed hanno trovato la loro strada. Ovviamente non vale per tutti. Ci sono ancora quelli che, dopo anni, stanno qui a rinfacciarti cose delle quali te ne fregava poco prima, figurati adesso.
Non voglio fare valutazioni affrettate perché finisce sempre che me le rimangi, però:
Si, ok, l'ho fatto anche io, ma per comodità, non per necessità. Ho anche trovato persone in grado di rinunciare ad una sana scopata piuttosto che al proprio status di cane bastonato. E questa è follia. Perché se l'intento è il rimorchio, qualcosa non quadra. Ragazzi, non è che non rispetti il vostro dolore: ci sta soffrire se si tiene a qualcuno e si viene scaricati. È naturale. Non lo è dopo due, tre, sei anni. Questo vuol dire che avete bisogno di uno specialista o che state palesemente fingendo. Il rancore? Se sei felice (e tu lo sai...) non te ne può fregare di meno. Non lo dico per dire, cacchio. Parlo per esperienza diretta! Ognuno di noi ha sofferto: dal primo giocattolo rotto alla separazione più drastica da qualcuno di importante, è inutile negarlo. La felicità, tuttavia, sta nell'apprezzare (e desiderare) ciò che si ha. So di aver provveduto a creare dolore: Renato l'ho mollato per il suo compagno di banco, Enzo per Simone e successivamente per Federico, Gennaro perché era un troglodita, Chris per Beppe, Beppe per sfinimento. In tutti questi passaggi, ovviamente, anche io ho ricevuto i miei trattamenti e mi sono stata al mio posto. Non sono andata a ricontattare i diretti fautori delle mie disgrazie scaricandogli addosso letame. E sapete perché? Perché la mia felicità era già abbastanza. Ragazzi, forse sembrerà strano, ma vedere queste persone felici ora come ora è una bella cosa. Vuol dire che, nonostante con me non abbia funzionato (ed è palese) non si sono persi d'animo ed hanno trovato la loro strada. Ovviamente non vale per tutti. Ci sono ancora quelli che, dopo anni, stanno qui a rinfacciarti cose delle quali te ne fregava poco prima, figurati adesso.
Non voglio fare valutazioni affrettate perché finisce sempre che me le rimangi, però:
- faccio un bel lavoro
- esco con un bel ragazzo
- seguo la mia passione
- tra qualche tempo pubblicheranno il mio libro
- sono soddisfatta del mio aspetto e del mio carattere
...cosa volete che me ne freghi se state ancora sfrigolando nell'olio bollente dell'ira?
Wake up, guagliù! SVEGLIA!
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sabato 12 marzo 2016
Capitolo 96 - Chiedi chiedi
Io non riesco a capire.
Come possono le persone immaginare di avere un gruppo di amici? La fiducia va guadagnata giorno dopo giorno, decidere di condividere il proprio tempo con qualcuno deve essere una scelta appropriata. Il tempo è prezioso e donarlo a chi non se lo merita è un sacrilegio. È vero, io mi incazzo troppo facilmente, e questo il mio stomaco lo sa, per questo è così sensibile. Eppure mi sembra di vedere tutt'intorno un'inutile massa di decerebrati pronti a proteggersi e scannarsi per un'unghia. Si, potete anche dirmi che non abbia avuto fortuna. I migliori amici che abbia avuto in tutta la vita possono contarsi sulle dita di una mano:
- Sara, la mia amica d'infanzia. Il tempo e la crescita ci hanno allontanate, ma è stata un'ottima confidente. Promossa.
- Fabio, l'elfo. Il fratello che avrei voluto, l'idiota che mi ha rovinato la vita. Ha fatto troppo male per essere ricordato per il resto. Bocciato.
- Ambra, la mia compagna di banco. Avrei dovuto lasciarla lì, seduta a copiare le parafrasi di Dante invece di darle casa mia, le serate fuori e la bresaola (è una storia di gastrite e convenienza, ne riparlerò un giorno). Bocciata.
- Daniele. E sappiamo tutti com'è andata.
Ho perso la voglia di provarci, perché mi sono arresa. Non per pigrizia, sia chiaro. Il problema è che nessuno è come dice di essere. "Chi chiagne fotte a chi rir'!" recita un detto napoletano ed è proprio così. Chi si mette maschere di sofferenza ed autolesionismo è in realtà quello che sferra il primo colpo, magari alle spalle, per essere ancora più infame. E per non farsi vedere, ovviamente. Sono sempre stata troppo scema io. Ho dato, dato, perdonato, ridato ancora fiducia e ne ho sempre ricevuto amarissime delusioni o repentini distacchi. E sapete perché? Perché mi piace riderci su, mi piace sdrammatizzare quando si può, rendere le cose meno stucchevoli quando troppo melense e più rilassate quando entrano in ballo dei sentimenti forti. Perché i sentimenti forti sono sempre i miei, tra l'altro. E visto che ormai la scorza si è formata, quando mi raccontano di certe dinamiche di gruppo, rido. Perché non avete idea di cosa c'è dietro. C'è arrivismo, interesse personale, corsa a chi è meglio di chi, egocentrismo e pura follia. Homo homini lupus: si citava Plauto quando Hobbes parlava di quella natura umana fatta di sopraffazione ed egoismo. Il povero Emilio di Rousseau non le ha mai viste certe cose, lui è puro. E mi pare che questi presunti puri siano troppi. Quindi le opzioni sono due: o viviamo in un mondo in cui immaginiamo che tutta la nostra vita sia una fiabesca successione di eventi piacevoli, uccellini canterini e amici che si butterebbero al fiume se solo glielo chiedessimo oppure, più semplicemente, il prosciutto sugli occhi è talmente spesso da non farci notare che mentre noi guardiamo sognanti un gabbiano nel cielo, c'è già qualcuno che punta a mangiarselo (sperando che gli basti e non decida di sferrarci un attacco a sorpresa).
Aprite gli occhi, che a chiuderli non ci vuole niente.
Come possono le persone immaginare di avere un gruppo di amici? La fiducia va guadagnata giorno dopo giorno, decidere di condividere il proprio tempo con qualcuno deve essere una scelta appropriata. Il tempo è prezioso e donarlo a chi non se lo merita è un sacrilegio. È vero, io mi incazzo troppo facilmente, e questo il mio stomaco lo sa, per questo è così sensibile. Eppure mi sembra di vedere tutt'intorno un'inutile massa di decerebrati pronti a proteggersi e scannarsi per un'unghia. Si, potete anche dirmi che non abbia avuto fortuna. I migliori amici che abbia avuto in tutta la vita possono contarsi sulle dita di una mano:
- Sara, la mia amica d'infanzia. Il tempo e la crescita ci hanno allontanate, ma è stata un'ottima confidente. Promossa.
- Fabio, l'elfo. Il fratello che avrei voluto, l'idiota che mi ha rovinato la vita. Ha fatto troppo male per essere ricordato per il resto. Bocciato.
- Ambra, la mia compagna di banco. Avrei dovuto lasciarla lì, seduta a copiare le parafrasi di Dante invece di darle casa mia, le serate fuori e la bresaola (è una storia di gastrite e convenienza, ne riparlerò un giorno). Bocciata.
- Daniele. E sappiamo tutti com'è andata.
Ho perso la voglia di provarci, perché mi sono arresa. Non per pigrizia, sia chiaro. Il problema è che nessuno è come dice di essere. "Chi chiagne fotte a chi rir'!" recita un detto napoletano ed è proprio così. Chi si mette maschere di sofferenza ed autolesionismo è in realtà quello che sferra il primo colpo, magari alle spalle, per essere ancora più infame. E per non farsi vedere, ovviamente. Sono sempre stata troppo scema io. Ho dato, dato, perdonato, ridato ancora fiducia e ne ho sempre ricevuto amarissime delusioni o repentini distacchi. E sapete perché? Perché mi piace riderci su, mi piace sdrammatizzare quando si può, rendere le cose meno stucchevoli quando troppo melense e più rilassate quando entrano in ballo dei sentimenti forti. Perché i sentimenti forti sono sempre i miei, tra l'altro. E visto che ormai la scorza si è formata, quando mi raccontano di certe dinamiche di gruppo, rido. Perché non avete idea di cosa c'è dietro. C'è arrivismo, interesse personale, corsa a chi è meglio di chi, egocentrismo e pura follia. Homo homini lupus: si citava Plauto quando Hobbes parlava di quella natura umana fatta di sopraffazione ed egoismo. Il povero Emilio di Rousseau non le ha mai viste certe cose, lui è puro. E mi pare che questi presunti puri siano troppi. Quindi le opzioni sono due: o viviamo in un mondo in cui immaginiamo che tutta la nostra vita sia una fiabesca successione di eventi piacevoli, uccellini canterini e amici che si butterebbero al fiume se solo glielo chiedessimo oppure, più semplicemente, il prosciutto sugli occhi è talmente spesso da non farci notare che mentre noi guardiamo sognanti un gabbiano nel cielo, c'è già qualcuno che punta a mangiarselo (sperando che gli basti e non decida di sferrarci un attacco a sorpresa).
Aprite gli occhi, che a chiuderli non ci vuole niente.
giovedì 10 marzo 2016
Capitolo 95 - Io sono quello che so
Ci avete rotto.
È vero, faccio un lavoro senza orari prestabiliti, capi, uffici e stipendio. Esiste un numero di telefono che spesso è libero e nessuno risponde. Tutto ciò, tuttavia, non giustifica questo tipo di atteggiamento. Le persone che conosco meglio mi contattano nei momenti meno indicati per sapere cose sul mio lavoro. Allora, ragazzi belli, la storia è facile: finché scrivo cose sull'Associazione, ne parlo, faccio promozione, potete rompermi le palle fino al giorno successivo su tutto quello che vi passa per la testa in merito a scambi culturali, viaggi, servizio volontario europeo, laboratori di cittadinanza attiva, corsi di lingua e chi più ne ha più ne mette. Quando sono fuori servizio, sono fuori servizio. Non ci dovete scassare il cazzo. Al mio compleanno voglio festeggiare, non fare tesseramento. Quando sono fuori casa non voglio ricevere messaggi che mi chiedono informazioni sugli eventi in programma perché c'è scritto espressamente INVIA UNA MAIL A VENTIDISCAMBIO@LIBERO.IT.
È vero, faccio un lavoro senza orari prestabiliti, capi, uffici e stipendio. Esiste un numero di telefono che spesso è libero e nessuno risponde. Tutto ciò, tuttavia, non giustifica questo tipo di atteggiamento. Le persone che conosco meglio mi contattano nei momenti meno indicati per sapere cose sul mio lavoro. Allora, ragazzi belli, la storia è facile: finché scrivo cose sull'Associazione, ne parlo, faccio promozione, potete rompermi le palle fino al giorno successivo su tutto quello che vi passa per la testa in merito a scambi culturali, viaggi, servizio volontario europeo, laboratori di cittadinanza attiva, corsi di lingua e chi più ne ha più ne mette. Quando sono fuori servizio, sono fuori servizio. Non ci dovete scassare il cazzo. Al mio compleanno voglio festeggiare, non fare tesseramento. Quando sono fuori casa non voglio ricevere messaggi che mi chiedono informazioni sugli eventi in programma perché c'è scritto espressamente INVIA UNA MAIL A VENTIDISCAMBIO@LIBERO.IT.
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lunedì 7 marzo 2016
Capitolo 94 - Ricominciamo
Dunque (non si inizia mai una frase con dunque, ma è il mio blog e la sintassi la decido io. Zah.), siamo alle solite. Mi riprometto di scrivere, di sbattermi con la testa sulla tastiera ed aggiornare questo spazio e mi ritrovo dopo quasi un anno a non averlo ancora fatto. Qual è la soluzione? Prima di tutto incollare l'aggiornamento da un altro blog che non si fila nessuno (e andrò a farlo tra pochissimo) e poi inserire un altro account amministratore collegato a quello che uso maggiormente, perché se devo pensare di connettere e disconnettere ogni volta che ho la vaga intenzione di scrivere, finisce in un bidone. Quindi l'auspicio è che d'ora in poi riesca a ritagliarmi lo spazio serio un po' più spesso. Andiamo con ordine.
Questo è stato il mio 2015. Qualcosa l'avevo già detta, qualcosa no, fatto sta che va tutto bene. Ho una routine abbastanza stressante che mi lascia poco tempo per l'ansia, nonostante i miei onnipresenti dolori di stomaco non mi abbandonino mai. Piero è un ragazzo fantastico e l'idea di un futuro con lui è sempre più radicata. Ha una pazienza infinita e non ha bisogno che gli dica bugie. Mi conosce fin troppo bene. E questo mi fa stare molto tranquilla perché non ho più bisogno di nascondermi per stare a mio agio. Abbiamo visto insieme il concerto dei Musica Nuda e sono molto motivata a fare sempre meglio sul piano artistico. Qualche settimana fa ho firmato il contratto con Caracò, quindi si preannuncia un periodo pieno di sorprese come direbbe Bersani. Incrociamo le dita.
Resoconto 2015
356 giorni dopo.
Gennaio: Piero a faccia in giù nella neve. È l'immagine più dolce che ho di lui, con uno sci al piede e l'altro lontano, il cappello storto e gli occhiali da sole a sei metri. Ci siamo fatti le foto dopo la caduta con lo spirito del "Dovessi morire alla prossima discesa, almeno hai delle foto con me!". Poi c'è Paillettes ed point noirs, il nostro successo, ma quella è un'altra storia. Il 7 Gennaio mi sono iscritta alla Scuola del Rock, in quel giorno è cominciato il sogno.
Febbraio: Smells like teen spirit al Living Room di Putignano con successiva crisi mistica per aver cantato live davanti ad un pubblico vero. Il mio compleanno con degli amici scelti e la jam improvvisata nel salone di casa mia. Mario ed Angela, il vino, le chitarre e le risate. E poi, ovviamente, il matrimonio dell'anno: Eleonora e Gianni, una cerimonia bellissima, tanto vino, Piero che mi fa volare mentre balliamo, i fuochi d'artificio e le guantiere di paste.
Marzo: cicciosità a non finire. Zeppole, ciambelle e chi più ne ha più ne metta, Erika compie 18 anni e quale occasione migliore per continuare a mangiare l'impossibile? Duetto con mio padre su Father and son di Cat Stevens, Jam Sessions ed il Trio Bobo a Molfetta. Faso che chiacchiera con noi come se ci conoscessimo da una vita e Piero con l'espressione di un bimbo a cui hanno regalato il trenino dei suoi sogni.
Aprile: Caparezza al Palaflorio. Pasquetta dalla nonna di Piero con tutta la sua famiglia, Nonna Elena è la persona più dolce dell'universo e suo nipote ne è la conferma. Finalmente conosciamo Lola e Luna, le mie pro-pro-pro oh insomma, le figlie di Alessandro e Cristina. Compleanno di Angela e concerto in suo onore, inaugurazione della nuova sede dell'associazione e, a parte degli scazzi con qualche idiota che non sa tenere la lingua a posto, un onomastico sereno e l'inizio delle prove con il gruppo di Lino. Intanto Mario segue la mia ispirazione musicale e mi permette di cantare Leading My Soul, la mia canzone. Per poco non piango, ma ci sono tutti a sostenermi e l'emozione è indescrivibile. Il 29 aprile spedisco il plico al Garp Festival dopo aver scritto il finale del libro. L'ho fatto davvero?!
Maggio: maratone di Star Wars e prove dei Guns 'N Roses a parte, fa caldo ed è tempo di mare. Majid festeggia il suo matrimonio a Conversano ed esce Cari Mostri di Stefano Benni. Quando siamo belli tranquilli e abbiamo in programma una comunione ed una cresima dei cuginetti di Piero, arriva la mail dal Garp: "Abbiamo ricevuto tutto, la premiazione è il 22 Maggio, dovresti esserci.". Biglietti del treno, valigie, stazione, Mercato delle Erbe. Ovvio attacco di panico mentre intervistano Lo Stato Sociale in attesa che proclamino il vincitore del premio. Alle 23.06 tremo sulla sedia. Morozzi si decide a proclamare il vincitore mentre Piero mi stringe la mano e con l'altra registra con la reflex. "Vince il premio Garp 2015: Storia di Lei.". E muoio, letteralmente. In piedi, braccia in aria in segno di vittoria, saltello verso le scrivanie dietro le quali sono seduti scrittori, editori e artisti vari con un sorriso che va da un orecchio all'altro. Storia di Lei diventerà un libro.
Giugno: mare, sole, pranzi romantici e serate a base di Castle. Quando qualcosa funziona bene viene naturale!
Luglio: altro matrimonio a sorpresa, Marika e Gigi ci fanno apprezzare la compagnia di parenti che non vedevo da secoli e ballare fino a notte fonda nonostante la storta alla caviglia presa sugli scogli al mare con Piero. Tutto sommato, per ogni cosa che si rompe, se ne ripara una nuova; iniziano i saggi di fine corso della Scuola del Rock e la serata finale è un evento sensazionale. Purtroppo è necessario anche fare i conti con la realtà ogni tanto, quando sembra che tutto proceda bene, mio nonno ci lascia.
Agosto: cavalli, isterismi, Alessandra, Minions. Il primo anno con Piero, una passeggiata a cavallo e i pantaloni strappati. Giri turistici con Alessandra e Stefano tra Monopoli ed Alberobello.
Settembre: in viaggio con Piero, finalmente. Gallipoli, Rivabella, Nardò, Porto Cesareo, Lecce, Leuca, Sannicola, quel posto con le torri erse nel mezzo del nulla, i pasticciotti, il ventilatore che fa il bordello di notte, luci spente e zanzare in agguato, ovetti e sorprese, la Taverna dei Viandanti dove si mangia a poco prezzo e si sta bene, io che dormo sulla spiaggia e Piero che si prende cura di me, la Coca Cola ghiacciata, i fenicotteri, la playlist del viaggio, le canzoni degli Zio Ematitos e quella voglia di non tornare a casa mai più. Il tramonto sul mare, insieme. L'esame d'ammissione al consevatorio, Elio E Le Storie Tese ad Orta Nova con gli autovelox che non ci hanno preso.
Ottobre: Milano da Alessandra, nottate di chiacchiere, lacrime e sorrisi, pioggia, musei, Duomo e Monumentale, libertà e senso d'appartenenza ad una città sconosciuta, Expo e tanta delusione, Sushi e un ciao malinconico dal finestrino del pullman. Per consolarci, una bella cenetta in due a Terrearse.
Novembre: la palestra, dannazione. Mi sono fatta convincere, fino alla fine. Teatro con Piero a vedere Max Giusti, sagra del Novello a Conversano, film e Real Time. Aspettando Masterchef studio John Lennon e le sue canzoni. Ovviamente se posso mi rendo utile. Quindi lezione alla Scuola del Rock su Caparezza. Dovrebbero darmi una laurea per tutto quello che ho studiato su di lui.
Dicembre: famiglia, amici che ritornano, la fit boxe che diventa una sana abitudine, i mercatini dell'antiquariato, Star Wars: Il Risveglio della Forza, i concerti di Natale, pranzoni, cenoni e tante calorie a coronare un natale dolce e senza troppe pretese. Per concludere il mese e l'anno in bellezza, una grande festa alla Scuola del Rock, pizze, pandori, ricchi premi e cotillon.
Gennaio: Piero a faccia in giù nella neve. È l'immagine più dolce che ho di lui, con uno sci al piede e l'altro lontano, il cappello storto e gli occhiali da sole a sei metri. Ci siamo fatti le foto dopo la caduta con lo spirito del "Dovessi morire alla prossima discesa, almeno hai delle foto con me!". Poi c'è Paillettes ed point noirs, il nostro successo, ma quella è un'altra storia. Il 7 Gennaio mi sono iscritta alla Scuola del Rock, in quel giorno è cominciato il sogno.
Febbraio: Smells like teen spirit al Living Room di Putignano con successiva crisi mistica per aver cantato live davanti ad un pubblico vero. Il mio compleanno con degli amici scelti e la jam improvvisata nel salone di casa mia. Mario ed Angela, il vino, le chitarre e le risate. E poi, ovviamente, il matrimonio dell'anno: Eleonora e Gianni, una cerimonia bellissima, tanto vino, Piero che mi fa volare mentre balliamo, i fuochi d'artificio e le guantiere di paste.
Marzo: cicciosità a non finire. Zeppole, ciambelle e chi più ne ha più ne metta, Erika compie 18 anni e quale occasione migliore per continuare a mangiare l'impossibile? Duetto con mio padre su Father and son di Cat Stevens, Jam Sessions ed il Trio Bobo a Molfetta. Faso che chiacchiera con noi come se ci conoscessimo da una vita e Piero con l'espressione di un bimbo a cui hanno regalato il trenino dei suoi sogni.
Aprile: Caparezza al Palaflorio. Pasquetta dalla nonna di Piero con tutta la sua famiglia, Nonna Elena è la persona più dolce dell'universo e suo nipote ne è la conferma. Finalmente conosciamo Lola e Luna, le mie pro-pro-pro oh insomma, le figlie di Alessandro e Cristina. Compleanno di Angela e concerto in suo onore, inaugurazione della nuova sede dell'associazione e, a parte degli scazzi con qualche idiota che non sa tenere la lingua a posto, un onomastico sereno e l'inizio delle prove con il gruppo di Lino. Intanto Mario segue la mia ispirazione musicale e mi permette di cantare Leading My Soul, la mia canzone. Per poco non piango, ma ci sono tutti a sostenermi e l'emozione è indescrivibile. Il 29 aprile spedisco il plico al Garp Festival dopo aver scritto il finale del libro. L'ho fatto davvero?!
Maggio: maratone di Star Wars e prove dei Guns 'N Roses a parte, fa caldo ed è tempo di mare. Majid festeggia il suo matrimonio a Conversano ed esce Cari Mostri di Stefano Benni. Quando siamo belli tranquilli e abbiamo in programma una comunione ed una cresima dei cuginetti di Piero, arriva la mail dal Garp: "Abbiamo ricevuto tutto, la premiazione è il 22 Maggio, dovresti esserci.". Biglietti del treno, valigie, stazione, Mercato delle Erbe. Ovvio attacco di panico mentre intervistano Lo Stato Sociale in attesa che proclamino il vincitore del premio. Alle 23.06 tremo sulla sedia. Morozzi si decide a proclamare il vincitore mentre Piero mi stringe la mano e con l'altra registra con la reflex. "Vince il premio Garp 2015: Storia di Lei.". E muoio, letteralmente. In piedi, braccia in aria in segno di vittoria, saltello verso le scrivanie dietro le quali sono seduti scrittori, editori e artisti vari con un sorriso che va da un orecchio all'altro. Storia di Lei diventerà un libro.
Giugno: mare, sole, pranzi romantici e serate a base di Castle. Quando qualcosa funziona bene viene naturale!
Luglio: altro matrimonio a sorpresa, Marika e Gigi ci fanno apprezzare la compagnia di parenti che non vedevo da secoli e ballare fino a notte fonda nonostante la storta alla caviglia presa sugli scogli al mare con Piero. Tutto sommato, per ogni cosa che si rompe, se ne ripara una nuova; iniziano i saggi di fine corso della Scuola del Rock e la serata finale è un evento sensazionale. Purtroppo è necessario anche fare i conti con la realtà ogni tanto, quando sembra che tutto proceda bene, mio nonno ci lascia.
Agosto: cavalli, isterismi, Alessandra, Minions. Il primo anno con Piero, una passeggiata a cavallo e i pantaloni strappati. Giri turistici con Alessandra e Stefano tra Monopoli ed Alberobello.
Settembre: in viaggio con Piero, finalmente. Gallipoli, Rivabella, Nardò, Porto Cesareo, Lecce, Leuca, Sannicola, quel posto con le torri erse nel mezzo del nulla, i pasticciotti, il ventilatore che fa il bordello di notte, luci spente e zanzare in agguato, ovetti e sorprese, la Taverna dei Viandanti dove si mangia a poco prezzo e si sta bene, io che dormo sulla spiaggia e Piero che si prende cura di me, la Coca Cola ghiacciata, i fenicotteri, la playlist del viaggio, le canzoni degli Zio Ematitos e quella voglia di non tornare a casa mai più. Il tramonto sul mare, insieme. L'esame d'ammissione al consevatorio, Elio E Le Storie Tese ad Orta Nova con gli autovelox che non ci hanno preso.
Ottobre: Milano da Alessandra, nottate di chiacchiere, lacrime e sorrisi, pioggia, musei, Duomo e Monumentale, libertà e senso d'appartenenza ad una città sconosciuta, Expo e tanta delusione, Sushi e un ciao malinconico dal finestrino del pullman. Per consolarci, una bella cenetta in due a Terrearse.
Novembre: la palestra, dannazione. Mi sono fatta convincere, fino alla fine. Teatro con Piero a vedere Max Giusti, sagra del Novello a Conversano, film e Real Time. Aspettando Masterchef studio John Lennon e le sue canzoni. Ovviamente se posso mi rendo utile. Quindi lezione alla Scuola del Rock su Caparezza. Dovrebbero darmi una laurea per tutto quello che ho studiato su di lui.
Dicembre: famiglia, amici che ritornano, la fit boxe che diventa una sana abitudine, i mercatini dell'antiquariato, Star Wars: Il Risveglio della Forza, i concerti di Natale, pranzoni, cenoni e tante calorie a coronare un natale dolce e senza troppe pretese. Per concludere il mese e l'anno in bellezza, una grande festa alla Scuola del Rock, pizze, pandori, ricchi premi e cotillon.
Questo è stato il mio 2015. Qualcosa l'avevo già detta, qualcosa no, fatto sta che va tutto bene. Ho una routine abbastanza stressante che mi lascia poco tempo per l'ansia, nonostante i miei onnipresenti dolori di stomaco non mi abbandonino mai. Piero è un ragazzo fantastico e l'idea di un futuro con lui è sempre più radicata. Ha una pazienza infinita e non ha bisogno che gli dica bugie. Mi conosce fin troppo bene. E questo mi fa stare molto tranquilla perché non ho più bisogno di nascondermi per stare a mio agio. Abbiamo visto insieme il concerto dei Musica Nuda e sono molto motivata a fare sempre meglio sul piano artistico. Qualche settimana fa ho firmato il contratto con Caracò, quindi si preannuncia un periodo pieno di sorprese come direbbe Bersani. Incrociamo le dita.
martedì 2 giugno 2015
Capitolo 93 - Shock in my town
Ovvero: rendersi conto improvvisamente che è un anno e un mese quasi che non scrivo qui sopra.
Come rimediare?
Partendo da dove ci eravamo lasciati, Maggio dello scorso anno, Robbie Williams, Torino, il museo del cinema e il viaggio con Beppe.
Tornati a casa, lui ha avuto una serie di rotture di coglioni dall'università, esami imminenti lasciati in sospeso per essere partito tre giorni e catastrofi varie. Questo ha fatto si che iniziassi a pensare di sganciarmi un po' da quella mentalità che mi costringeva ad uscire con il mio ragazzo e basta, specie in vista di un evento importante (come il sesto o settimo concerto di Caparezza GRATIS a Bari) al quale non avrei mai potuto rinunciare perché non in sua compagnia. E così è cominciato un lento e inesorabile allontanamento durato tutto lo scambio culturale (Creattivi a Lavoro) in cui ho reincontrato Didi e Nadya e parlando con quest'ultima mi sono resa conto che con Beppe le cose non andavano da nessuna parte. Allo scambio ho conosciuto Simeone e dopo due anni con Beppe ho pensato che finalmente avevo trovato qualcuno che mi facesse emozionare nuovamente. Tuttavia, si trattava di un fuoco di paglia. Simeone è un bravo ragazzo, ma molto confuso, condizionato dalle aspettative degli altri nei propri confronti e nonostante le mie insistenze mi ha fatto capire che non era il modo giusto di affrontare la rottura con Beppe. Quindi sono arrivati i Madame Clochard, l'ultima sera dello scambio, svestiti i panni della bambolina carina che tappa i buchi ad un'organizzazione già carente, ho conosciuto Michele e con lui ho iniziato a parlare della loro musica e della possibilità di diventare loro corista. Lasciato il mio numero di telefono, con Pierre e Simeone sono andata a bere una sana birra doppio malto senza rimorsi. Poi c'è stato il viaggio a Masseria dei Monelli con Nadya nel cofano e lo scazzo finale con Roberto e Maria per lo schifo che hanno creato a completamento dello scambio. 200€ presi e menati al cesso. Quindi arriviamo all'apice, la partenza per il Salento e l'assenza di Beppe, costantemente costretto a casa da libri ed esami. Doveva essere il mio supplizio, invece è stata una rinascita. In Salento ho riscoperto me stessa, la passione per la fotografia, per la libertà di essere alternativa e socialmente inaccettabile, per la giocoleria, per l'arte e la bellezza delle piccole cose. Michele e Massimo hanno continuato a farmi compagnia durante la vacanza e al mio ritorno sono stati i miei pilastri sui quali ho fondato la nuova me. Certo, loro non lo hanno mai saputo, per loro ero una testa di cazzo e lo sono tuttora, ma la loro presenza mi ha dato il giusto input per affrontare le conseguenze della fine di un rapporto. Per la precisione, la notte del compleanno di Beppe. Si, è stato davvero un colpo basso, ma non mi è fregato minimamente. Io avevo bisogno di riaffermarmi e, seppur a suo discapito, ho dovuto agire secondo ciò che faceva bene a me. Con Michele sono stata particolarmente sincera, infatti l'unica discussione che ho avuto con lui mi ha fatta correre a Bari per chiarire, con Massimo mi sono sentita sempre meno capace rispetto a lui, non so per quale motivo, quindi mi ha tenuta un po' più sotto lo schiaffo anche dopo aver smesso di vederci. Nel mese di Agosto dell'anno scorso ho vissuto duecento esperienze diverse, sono stata a Pulsano con i Madame, al mare con Massimo da Enrico, in giro per Bari, a bere e fumare come se non ci fosse un domani... ricorderò la Tennent's come la migliore amica di quelle serate. Poi è arrivato il concerto dei Madame a Torre Egnazia, e da lì si è capovolto di nuovo tutto. Uno che ride ad una battuta di merda mentre i ragazzi stanno smontando gli strumenti e io che torno a casa senza neanche un bacio dopo una serata passata a fare riprese, fotografie e sbattimenti vari. Quello che rideva mi aggiunge su Facebook e mi chiedo E QUESTO CHE VUOLE? ignorando deliberatamente la sua richiesta. Il social fa la sua parte e continua a suggerirmi che questo vuole mettersi in contatto con me e io, rassegnata, mi dico OK, LO TENGO DUE GIORNI E POI LO CANCELLO. Caso vuole che giochi a SongPop e sto tipo abbia tipo 300000 punti e finisco a sfidarlo così, giusto per dare un senso alla sua presenza. Così lui mi contatta, mi ringrazia per avergli fatto riscoprire questo gioco abbandonato da tempo, io gli rispondo e gli dico che ci gioco solo per perdere tempo e mentre lui "gigioneggia" (per usare un termine che tanto gli garba) io gli dico che esco da una storia di due anni con un tipo e non mi voglio sentire legata sulle note di Cara Ti Amo. Lui si mette a scherzare sul pezzo, su Elio e le storie tese e la musica e le preoccupazioni vanno via. Quindi finisce che ci incontriamo a Monopoli e la sera dopo andiamo a ballare a Torre Caffè. E da lì il resto è stato un'inevitabile discesa verso l'amore. La musica, le stelle, il mare di notte, le candele, le risate e le lacrime. Ogni giorno con lui mi rendo conto che è la persona con cui voglio trascorrere il resto della mia vita. È semplicemente perfetto. Mi auguro che non si accorga del fatto che non sono la persona per lui. Mi spezzerebbe il cuore.
Come rimediare?
Partendo da dove ci eravamo lasciati, Maggio dello scorso anno, Robbie Williams, Torino, il museo del cinema e il viaggio con Beppe.
Tornati a casa, lui ha avuto una serie di rotture di coglioni dall'università, esami imminenti lasciati in sospeso per essere partito tre giorni e catastrofi varie. Questo ha fatto si che iniziassi a pensare di sganciarmi un po' da quella mentalità che mi costringeva ad uscire con il mio ragazzo e basta, specie in vista di un evento importante (come il sesto o settimo concerto di Caparezza GRATIS a Bari) al quale non avrei mai potuto rinunciare perché non in sua compagnia. E così è cominciato un lento e inesorabile allontanamento durato tutto lo scambio culturale (Creattivi a Lavoro) in cui ho reincontrato Didi e Nadya e parlando con quest'ultima mi sono resa conto che con Beppe le cose non andavano da nessuna parte. Allo scambio ho conosciuto Simeone e dopo due anni con Beppe ho pensato che finalmente avevo trovato qualcuno che mi facesse emozionare nuovamente. Tuttavia, si trattava di un fuoco di paglia. Simeone è un bravo ragazzo, ma molto confuso, condizionato dalle aspettative degli altri nei propri confronti e nonostante le mie insistenze mi ha fatto capire che non era il modo giusto di affrontare la rottura con Beppe. Quindi sono arrivati i Madame Clochard, l'ultima sera dello scambio, svestiti i panni della bambolina carina che tappa i buchi ad un'organizzazione già carente, ho conosciuto Michele e con lui ho iniziato a parlare della loro musica e della possibilità di diventare loro corista. Lasciato il mio numero di telefono, con Pierre e Simeone sono andata a bere una sana birra doppio malto senza rimorsi. Poi c'è stato il viaggio a Masseria dei Monelli con Nadya nel cofano e lo scazzo finale con Roberto e Maria per lo schifo che hanno creato a completamento dello scambio. 200€ presi e menati al cesso. Quindi arriviamo all'apice, la partenza per il Salento e l'assenza di Beppe, costantemente costretto a casa da libri ed esami. Doveva essere il mio supplizio, invece è stata una rinascita. In Salento ho riscoperto me stessa, la passione per la fotografia, per la libertà di essere alternativa e socialmente inaccettabile, per la giocoleria, per l'arte e la bellezza delle piccole cose. Michele e Massimo hanno continuato a farmi compagnia durante la vacanza e al mio ritorno sono stati i miei pilastri sui quali ho fondato la nuova me. Certo, loro non lo hanno mai saputo, per loro ero una testa di cazzo e lo sono tuttora, ma la loro presenza mi ha dato il giusto input per affrontare le conseguenze della fine di un rapporto. Per la precisione, la notte del compleanno di Beppe. Si, è stato davvero un colpo basso, ma non mi è fregato minimamente. Io avevo bisogno di riaffermarmi e, seppur a suo discapito, ho dovuto agire secondo ciò che faceva bene a me. Con Michele sono stata particolarmente sincera, infatti l'unica discussione che ho avuto con lui mi ha fatta correre a Bari per chiarire, con Massimo mi sono sentita sempre meno capace rispetto a lui, non so per quale motivo, quindi mi ha tenuta un po' più sotto lo schiaffo anche dopo aver smesso di vederci. Nel mese di Agosto dell'anno scorso ho vissuto duecento esperienze diverse, sono stata a Pulsano con i Madame, al mare con Massimo da Enrico, in giro per Bari, a bere e fumare come se non ci fosse un domani... ricorderò la Tennent's come la migliore amica di quelle serate. Poi è arrivato il concerto dei Madame a Torre Egnazia, e da lì si è capovolto di nuovo tutto. Uno che ride ad una battuta di merda mentre i ragazzi stanno smontando gli strumenti e io che torno a casa senza neanche un bacio dopo una serata passata a fare riprese, fotografie e sbattimenti vari. Quello che rideva mi aggiunge su Facebook e mi chiedo E QUESTO CHE VUOLE? ignorando deliberatamente la sua richiesta. Il social fa la sua parte e continua a suggerirmi che questo vuole mettersi in contatto con me e io, rassegnata, mi dico OK, LO TENGO DUE GIORNI E POI LO CANCELLO. Caso vuole che giochi a SongPop e sto tipo abbia tipo 300000 punti e finisco a sfidarlo così, giusto per dare un senso alla sua presenza. Così lui mi contatta, mi ringrazia per avergli fatto riscoprire questo gioco abbandonato da tempo, io gli rispondo e gli dico che ci gioco solo per perdere tempo e mentre lui "gigioneggia" (per usare un termine che tanto gli garba) io gli dico che esco da una storia di due anni con un tipo e non mi voglio sentire legata sulle note di Cara Ti Amo. Lui si mette a scherzare sul pezzo, su Elio e le storie tese e la musica e le preoccupazioni vanno via. Quindi finisce che ci incontriamo a Monopoli e la sera dopo andiamo a ballare a Torre Caffè. E da lì il resto è stato un'inevitabile discesa verso l'amore. La musica, le stelle, il mare di notte, le candele, le risate e le lacrime. Ogni giorno con lui mi rendo conto che è la persona con cui voglio trascorrere il resto della mia vita. È semplicemente perfetto. Mi auguro che non si accorga del fatto che non sono la persona per lui. Mi spezzerebbe il cuore.
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Capitolo 92 - La notte, Gente della notte, Quando sarai lontana, Chissà se stai dormendo
Perché scrivo di notte? Perché il giorno scorre insonorizzato, mentre la notte va via amplificando ogni rumore, anche il ticchettio dei tasti sul portatile. Si tratta di un rumore che amo, mi fa sentire sciolta, libera, come se attraverso le mie dita potessi uscire da queste quattro mura piene di ricordi per tuffarmi in un mare di misteri ed opportunità. Al buio. Come se il ticchettio fosse il rumore dei miei piedi che corrono sull'asfalto bagnato, sotto la pioggia, respirandone l'odore. Mi sento una di quelle persone della canzone di Jovanotti, di quella gente che vive di notte e non esiste traffico e non c'è casino. Oh yeah. Preferisco anche lavorare di notte, leggere, perdermi nelle fantasie più strane e disparate. Vorrei che la notte fosse meno disprezzata. Se dici che lavori di notte, la gente pensa che fai la guardia giurata (nel migliore dei casi) o la puttana (nel peggiore dei casi). Invece trovo tutta la serenità che non posso permettermi durante il giorno. Anche quando in casa non c'è nessuno, di giorno c'è sempre una distrazione diversa. Non ho tempo, non lo trovo e neanche ci provo, a cercarlo. E poi succede come stanotte, sei lì a rimuginare, montare, costruire; finisci un'opera che ti soddisfa più del dovuto e nessuno può darti un parere, uno spiraglio di giudizio, positivo o negativo che sia.
La notte ispira molte anime che non trovano espressione alla luce del giorno. Ed io sono tra queste.
La notte ispira molte anime che non trovano espressione alla luce del giorno. Ed io sono tra queste.
sabato 3 maggio 2014
Capitolo 91 - Go gentle
Incontrerai alcuni sconosciuti
Benvenuta allo zoo
Amare delusioni
Tranne per una o due eccezioni
Alcuni di loro sono arrabbiati
Alcuni altri sono meschini
La maggior parte di loro sono bizzarri
Pochi sono puliti
Ora, quando vai a ballare con dei ragazzi in discoteca
Prendi la cosa alla leggera
Non devi baciarli per forza, ma
Non perdere tempo con gli idioti
che pensano di essere eroi
Loro ti tradiranno
Stai vicina a noi tipi strani
Per tutti i tuoi giorni e le notti
Sarò lì
Sarò lì, sì, lo sarò
Attraverserò la tua vita delicatamente
Se mi vuoi io sarò lì
Quando avrai bisogno di me, sarò lì per te
Non cercare di farti amare da loro
Non rispondere a tutte le chiamate
Tesoro sii un gigante
Lascia che il mondo sia piccolo
Alcuni di loro sono letali
Ad alcuni non darlo a vedere
Se cercano di farti del male
Basta che il tuo paparino lo sappia
Ora, quando gli darai il tuo cuore
assicurati che se lo meritino
Se non se lo sono guadagnato
Continua a cercare, ne vale la pena
Per tutti i tuoi giorni e le notti
Sarò lì
Sarò lì, sì, lo sarò
Attraverserò la tua vita delicatamente
Se mi vuoi io sarò lì
Quando avrai bisogno di me, sarò lì per te
Andrò dolcemente verso la luce
Sarò lì
Sarò lì, sì, lo sarò
Se tutti i tuoi giorni e le tue notti
quando mi vorrai, io sarò lì
dì il mio nome e io sarò lì per te
mercoledì 26 febbraio 2014
Capitolo 90 - Controvento
Oggi ho visto La vita di Adele. E' il film che mi ha spiegato perché mi tingo i capelli di blu. Perché il blu è un colore caldo. Perché il blu di Emma è ciò che contraddistingue il suo lesbismo da quello delle altre. Perché il mio blu è solo a metà. Mi piacerebbe trovare la mia Emma, quella donna capace di prendermi il corpo e l'anima, farmi vivere un'emozione intensa lasciandomi persa, nel blu, per l'appunto. E dire che l'ho realizzato solo dopo aver visto questo film. Non che Beppe manchi di qualcosa, per carità, anche il film è chiaro in questo. Non sono gli uomini ad avere qualcosa in meno, ma le donne ad avere qualcosa in più. Questa soave emozione l'ho vissuta nella mente, una musa l'avevo, era bella, lo è sicuramente ancora, anche se non l'ho mai incontrata. Si chiama Marla (http://it.netlog.com/AmareIlRogoAmareIlSuoBruciare) ed è il motivo che mi fa rinunciare all'eterosessualità. Lei era sfuggente, profonda e dannata, la amavo come si ama una dea, con dedizione e passione allo stesso tempo. Poi qualcosa si è rotto, troppo contatto, troppe idealizzazioni.
- Tu mi chiami solo quando stai male.
- E tu mi chiami solo per scopare.
E finì così. Non ci pensavo fino a questa sera. E' stata questa la nostra ultima conversazione, lei che mi dava della disperata ed io della ninfomane. Chissà, forse adesso sarebbe il contrario. O forse è ancora così, non lo so e non mi va neanche di scoprirlo. Se trovassi una come lei, più vera e reale, potrei rimettere tutto in gioco. Perché è un vortice inspiegabile, se ti prende puoi solo arrenderti.
- Tu mi chiami solo quando stai male.
- E tu mi chiami solo per scopare.
E finì così. Non ci pensavo fino a questa sera. E' stata questa la nostra ultima conversazione, lei che mi dava della disperata ed io della ninfomane. Chissà, forse adesso sarebbe il contrario. O forse è ancora così, non lo so e non mi va neanche di scoprirlo. Se trovassi una come lei, più vera e reale, potrei rimettere tutto in gioco. Perché è un vortice inspiegabile, se ti prende puoi solo arrenderti.
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giovedì 9 gennaio 2014
Capitolo 89 - Paper cup
Flashes of you breath through my paper lungs
go through my spine
weakening my body whole
go through my spine
sweeten my iron blood
A grown old desire i blade out
even though
it wants to disarm me
it wanted make me fight still
A glimpse of life it satisfied none
so maybe just stop
And i fight it out with raw bones
that bit of love that still flows so patient
cause i am
better off dear friend
You're words are like fuel
you drift in my paper mind
go down my spine
and i just let you own my whole body
go down my spine
lightening my gravel road
warm my desire
i stir up enough for me to be alarmed
enough to make me run still
A glimpse of fire it satisfies none
so can we just burn?
and i fight it out with raw bones
that bit of love that still flows so patient
cause i am
better off dear friend
go through my spine
weakening my body whole
go through my spine
sweeten my iron blood
A grown old desire i blade out
even though
it wants to disarm me
it wanted make me fight still
A glimpse of life it satisfied none
so maybe just stop
And i fight it out with raw bones
that bit of love that still flows so patient
cause i am
better off dear friend
You're words are like fuel
you drift in my paper mind
go down my spine
and i just let you own my whole body
go down my spine
lightening my gravel road
warm my desire
i stir up enough for me to be alarmed
enough to make me run still
A glimpse of fire it satisfies none
so can we just burn?
and i fight it out with raw bones
that bit of love that still flows so patient
cause i am
better off dear friend
giovedì 14 novembre 2013
Capitolo 88 - Scrivimi
Scrivere di notte, con una tisana fumante sulla scrivania, in una strada buia, senza sapere dove andare ma con la voglia di continuare a camminare. Scrivere, incessantemente, oberata di appunti e post-it con cose da fare e da ricordare. Scrivere di nuovo, ma stavolta senza qualcosa da dire, giusto per far andare i pensieri, per far fluire questa forza che causa insonnia e ansia, per gustare la tisana ascoltando un brano dimenticato da tempo. Scrivere volendo partire da Baustelle, Bersani e Battiato e cominciare a scrivere quando arriva Clapton. Scrivere di qualcuno che non c’è mai stato, o che c’è stato e non c’è più, scrivere per ricordare o per dimenticare. Scrivere per cambiare il finale. Senza pensieri e con la mente affollata di parole da scrivere. Scrivere di noi, chi siamo e come siamo cambiati da allora. Scrivere con quella sigaretta accesa nel posacenere a forma di tartaruga che avrei tanto voluto comprare da quel mercatino, quella volta. Scrivere con il fumo nella stanza, i King Crimson nelle cuffie ed i sogni nel cassetto, quello in fondo alla stanza, impolverato e pieno di ricordi e foto e biglietti che non vorresti conoscere né rivedere. Scrivere di sentimenti, o di avvenimenti, o di semplici impressioni. Scrivere e sentirsi in colpa per non averti scritto, per non salutarti ancora o ricordarti che faccio il tifo per te e che arriverai a raggiungere i tuoi traguardi, o per non essere lì a contare i giorni che mancano al momento in cui ci rivedremo, per qualche ora, come qualche anno fa. E stavolta magari con la neve davanti ad un caffè. Scrivere con il sorriso, ripensando a te che dormi sul divano stringendomi la mano, o che mi sorridi appena sveglio e che non leggi tra le righe quando dovresti e cerchi l’equivoco per litigare e per fare pace. Scrivere per ritrovarmi, per riprendermi, per continuare il romanzo che non finirà mai, i fantasmi che stanotte non fanno paura, ma ascoltano le stesse mie note seduti in un angolo buio della mente. Scrivere per lasciare traccia di quel che è. Rincorrere una virgola sfuggente, per ritrovarsi in un mare di parole senza punteggiatura.
Tornare a scrivere.
Tornare a scrivere.
venerdì 8 novembre 2013
Capitolo 87 - Ricomincio da qui
Me ne accorgo così, da un sospiro a colazione.
La delusione aleggia in casa, l'aria è pesante, l'atmosfera tesa. Passerà?
Non mi piace sia tu il centro di me.
Si, maledetto.
Niente mi porterò, solo vento tra le mani. Più leggera sarò, sospesa.
Sospesa, nel vuoto. Non so che fine fare, non so che lavoro cercare, non so perché dovermi alzare la mattina.
Sorriderò prima di andare
Basterà un soffio e sparirò
Forse sarà pericoloso, forse sarà la libertà
Mi guarderai e vedrai una eppure non sarò sola
Una novità sarà e mi porterà a non fermarmi mai, non voltarmi mai, non pentirmi mai.
Solo il cielo avrò sopra di me.
Ricomincio da qui,
Da un'effimera illusione.
Quella di riuscire comunque nell'intento di diventare una studentessa depressa dell'università di Bari, illusione che svanirà come neve al sole il giorno 15 di questo mese, quando, nonostante le iscrizioni e lo scorrimento, non rientrerò tra i fortunati stressati del mondo della specializzazione.
La delusione aleggia in casa, l'aria è pesante, l'atmosfera tesa. Passerà?
Non mi piace sia tu il centro di me.
Si, maledetto.
Niente mi porterò, solo vento tra le mani. Più leggera sarò, sospesa.
Sospesa, nel vuoto. Non so che fine fare, non so che lavoro cercare, non so perché dovermi alzare la mattina.
Sorriderò prima di andare
Basterà un soffio e sparirò
Forse sarà pericoloso, forse sarà la libertà
Mi guarderai e vedrai una eppure non sarò sola
Una novità sarà e mi porterà a non fermarmi mai, non voltarmi mai, non pentirmi mai.
Solo il cielo avrò sopra di me.
Ricomincio da qui,
Da un'effimera illusione.
Quella di riuscire comunque nell'intento di diventare una studentessa depressa dell'università di Bari, illusione che svanirà come neve al sole il giorno 15 di questo mese, quando, nonostante le iscrizioni e lo scorrimento, non rientrerò tra i fortunati stressati del mondo della specializzazione.
Mi risveglio e ci sei, ancora tu
Qui.
Ci sei ancora?
Qui.
Ci sei ancora?
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sabato 1 giugno 2013
Capitolo 86 - Obsession
No es amor, lo que to sientes se llama obsession
Proprio così.
Proprio così.
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venerdì 3 maggio 2013
Capitolo 85 - You're not alone
Negli ultimi giorni mi sto trovando a rapportarmi con coppie problematiche di varia natura. In ognuna di loro vedo dell'astio che non riscontro nella mia situazione sentimentale. Io e Beppe stiamo insieme, naturalmente, senza indugi né oppressioni. E' così difficile lasciare che le cose vadano per il verso giusto?
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lunedì 18 marzo 2013
Capitolo 84 - Il futuro che sarà
Credo negli angeli ma frequento l’inferno
Colgo occasioni così senza necessità
Sono la venere che risorge dal niente
Non conosco più la mia vera identità
Leggo gli oroscopi ma aspiro all’eterno
Fuochi in estate per noi, nuove ritualità
Suona un’armonica ma nessuno la sente
E già piove sull’età della vanità
Portami a bere oltre le stelle
Spiegami il senso dimmi la verità,profeta
Fammi fumare venti d’immenso
Dimmi il futuro che sarà
Fare l'amore ci fa sentire moderni
A volte la vita è così comoda anestesia,
E se il giornale ci da l'idea del presente
L'arte e la follia chi le cullerà?
Non riesco proprio a capire, quando avrò anche io un posto privilegiato nella tua cazzo di vita. Le foto mi infastidiscono li, dove tutte le persone che sono parte del tuo mondo ADESSO debbano fare i conti col tuo passato senza avertelo chiesto. Io non lo voglio capire perché non c'è niente da capire: tu vuoi che succeda, chissà per quale perverso motivo. Fossi stato con una top model non ti farei ste storie. Dire agli altri: "Questa gnocca è stata la mia ragazza" sarebbe concepibile, saresti orgoglioso di far vedere i vostri momenti di tenerezza e le passeggiate in riva al mare. Ma non è così. E' un sifone. Sta con un altro. E non è manco tanto furba come si potrebbe pensare. Sarà anche stata la persona con cui hai perso la verginità, ma se dovessi fare lo stesso discorso sapresti a memoria la faccia di Renato senza averlo neanche mai visto. E ti parlo di qualcuno che, attualmente, manco io so che faccia abbia. "La vita è così, comoda anestesia" è la frase che mi ruba le parole di bocca. Tu non hai voglia di voltare pagina. Affatto. Ti stai, in attesa che ti venga un raptus e decidi tra il futuro e il passato, ma intanto ti godi la "comoda anestesia" con il benestare di un'infermiera che fa finta di non vedere che la malattia della nostalgia non la stai combattendo affatto, ma la stai nutrendo giorno dopo giorno.
Se permetti mi sono pure rotta le palle.
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